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sabato 26 febbraio 2011

Racconto minimo 013

Chiamava la prigione "ospedale", perché le strutture sorgevano vicine e non c'era niente di male nella seconda parola, usata le prime volte per chiedere informazioni ai passanti. In fondo, sempre qualcuno andava a visitare. Gli portava un rossetto accesso per ricordargli il fuoco nudo di certe notti, e uno sguardo piagato di tristezza, per raccontargli della sofferenza nel resistere senza di lui. Sapeva di non amarlo, ma non aveva problemi a fare finta di farlo, e sapeva bene di mentire, perché la sera stessa sarebbe uscita e probabilmente avrebbe scopato con il tipo elegante, ma si sentiva buona perché con le sue parole gli iniettava quella gioia che pensava sarebbe stato infame negargli.