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venerdì 29 aprile 2011

Le parole del postribolo - stile

Se chiedessimo a qualcuno ben informato che cosa è lo stile, in riferimento a un autore, avremmo una risposta abbastanza netta, quasi da dizionario: i tratti peculiari della sua espressione artistica. Riconoscere lo stile di un autore significa riuscire a isolare questi tratti di fronte agli elementi di diversificazione che ogni opera contiene. Molti leggono le diverse opere partendo esclusivamente dallo stile, sottraendolo al resto come fosse una specie di tara d’artista, un accumulo di stereotipi che, come una zattera, impediscono al naufrago di essere risucchiato nelle profondità del mare. Stile è una parola di conservazione che evita di perdersi nell’indefinito, un lemma magico che introduce a un vago tutto per non dire niente. Se fosse ancora vivo, Claude Lévi-Strauss la chiamerebbe una parola mana, pensata per richiamare all’ordine e per mitizzare una rappresentazione ben radicata nella società contemporanea.

Stile è l’argomento indiscutibile che mette ogni opera sullo stesso piano. Spesso il lavoro dell’artista consiste nella semplice applicazione di uno stile a un soggetto già ampiamente digerito, in modo da fornirne una presunta rilettura personale e originale. Il piacere del fruitore non deriva dall’opera in sé, ma dalla sorpresa di vedere un soggetto/oggetto decontestualizzato e riprodotto in una forma che gli è, apparentemente, aliena. Sorpresa che dura il tempo di passare all’opera successiva, la quale tenterà lo stesso effetto attingendo da un altro capitolo del catalogo degli stili. In questo senso molti artisti contemporanei sono dei gattopardi disperati, dei cacciatori di effetti di trucco sempre più pesanti, applicati al cadavere in putrefazione del nonno, per cercare di farlo apparire giovanile e vitale a tutti quelli che lo degneranno del loro fugace guardare. Il critico di turno non dovrà porsi altro problema se non il riconoscimento dello stile (o degli stili) e lanciare la sua freccetta contro il bersaglio. Il resto lo farà il lettore, già ben nutrito della retorica che ogni stile consolidato, o in via di consolidamento presuppone.

Articolo apparso su Players #03