giovedì 21 luglio 2011

Le icone dell'Italia di oggi - Salvatore Parolisi


Li disprezzate, li odiate, gli sputate addosso, li guardate come si guardano le cose più turpi, ma v'incuriosicono: amate vederli, ritrovarli tutti i giorni nel calore delle vostre case, vi piace sentirvi superiori e, in fondo, invidiate il fatto che stiano sempre in televisione.

Conoscete meglio le loro vite delle vostre.

Sono i personaggi degli omicidi italiani, non più umani, ma icone dell'Italia di oggi.

La città del silenzio

Racconto minimo 035

A cosa stava rinunciando? Non lo ricordava più. Il cinismo del tempo l'aveva trascinata con sé e ora la sua vita era fatta di letti disfatti e fughe mattutine da amanti che non riusciva a riconoscere a mente lucida. Quando la sua amica le chiedeva se era felice, non riusciva a risponderle subito, ma poi, tra i tragitti che la vita impone per comporre una qualsiasi quotidianità, le veniva in mente il sospetto di non ricordare molto di quella che fu, perché la felicità non le era mai appartenuta. Essere felice. Non aveva abbandonato uno stato di grazia, ma solo l'illusione che di poterne trasformare il sogno in realtà, illusione di cui vedeva nutrita gran parte delle persone che la circondavano. Quel pensiero, misero e distante, l'amareggiava ogni mattina, mentre sorseggiava il solito cappuccino.

mercoledì 20 luglio 2011

Fiori di montagna




Racconto minimo 034

Parlava con la sua vagina, la carezzava, ne pettinava i peli irti e di tanto in tanto, tempo e solitudine permettendo, la massaggiava.

Di notte, prima di addormentarsi, sorrideva sempre immaginandola con lei sotto le coperte. Aveva trovato un’amica inseparabile, una compagna di vita. Non aveva più bisogno di nessun altro.

lunedì 11 luglio 2011

Racconto minimo 033

Non seppi mai perché lo fece, se per virtù o per senso del dovere o per chissà quale altro motivo, ma gli tenne la mano fino alla fine.

Poteva fuggire. Poteva dire che era troppo per lei e che la morte richiede una preparazione che la giovinezza rifugge, ma non andò così. Eppure tutti avremmo capito, immersi come siamo nel nulla che celebriamo a ogni respiro.

Morirono insieme, lei con il di lui ultimo sussurro di vita negli occhi, vita che sputava a pezzi dentro al sangue che non voleva stargli più nel corpo.

Vorrei tanto raccontarvi una storia in cui la protagonista sceglie se stessa e scappa da un dolore che non è giusto debba affrontare alla sua età, ma non posso farlo perché questa è una storia diversa che non ammette menzogna.

Il culto dell'immagine

venerdì 8 luglio 2011

Le parole del postribolo - Desiderio

Se loro sono dei e ci dicono di seguire gli dei / che colpa ho io se seguo gli insegnamenti divini?” Cantava Archia nel Libro V dell’Antologia Palatina, raccolta di versi erotici di vari autori greci appartenenti a epoche differenti, riferendosi alla potenza del desiderio. Un detto di Shiva recita: “Al membro di riproduzione del maschio pende il cuore delle donne, e alla vulva quello dei maschi; nel segno della vulva e del pene si trova tutto intero il mondo vivente”.

Per alcuni la tecnologia è un surrogato del divino insito nell’atto sessuale, un sostituto necessario per compensare la perdita del sacro nel mondo dei sensi, che trova l’uomo abbandonato dagli dei sulla terra in preda ai suoi istinti. Scemata la voce del divino, l’immane silenzio si riempie di rumore e si diventa potenziali vittime di ogni suono suadente. Scrive Senofonte nei Memorabili: “Dimmi, Eutidemo, tu credi che la libertà sia un bene nobile e magnifico, si tratti di un privato o di uno stato? – è il più bello che si possa avere, rispose Autidemo. – Ma colui che si lascia dominare dai piaceri del corpo e, per ciò stesso, si trova nell’impossibilità di praticare il bene, lo ritieni tu un uomo libero? – Per nulla, rispose.”. Il corpo è una tela vuota che, anche quando viene riempita di apparente libertà, si ritrova senz’altro spazio per scapparle.

Ne La Fattoria degli Animali di George Orwell, i maiali riescono a prendere il controllo della rivoluzione contro gli umani, instaurando un regime che finisce per riprodurre esattamente gli stessi rapporti di potere di quello precedente. La trasformazione della nuova repubblica socialista degli animali in uno stato oppressivo avviene lentamente. Alla conclusione del ciclo, l’unica differenza rispetto al passato per gli oppressi è l’avere un nuovo sistema di simboli con cui confrontare tutti i giorni il loro stato atroce. Esiste una tecnologia che possa soddisfare definitivamente? Che plachi i desideri voraci che dominano la nostra epoca?

Articolo apparso su Players #05

giovedì 7 luglio 2011

Nemesi

Il nemico che non puoi battere

Nemesi racconta la storia di Bucky Cantor, animatore di un campo giochi della città di Newark in New Jersey, impegnato a combattere contro un’epidemia di poliomielite. È l’estate del 1944, gli Stati Uniti sono immersi nella Seconda Guerra Mondiale, dal fronte arrivano continuamente notizie di morte e lo spirito della cittadina esplode nel panico e nella paura. I più colpiti dal male sono proprio i bambini del quartiere di Bucky. L’uomo, ormai ventitrenne, proverà a mantenere la calma, ma si scoprirà impotente di fronte a un nemico contro cui non ha i mezzi per combattere.

Cantor è un uomo che affronta di petto i problemi e cerca sempre di fare la cosa giusta. È innamorato di una donna che stravede per lui. È stato accettato dalla famiglia di lei pur se di estrazione sociale più elevata. È un bravo ragazzo, nel senso più puro del termine, che si sente in colpa per non essere andato in guerra con i suoi amici a causa di un difetto della vista. Con il peggiorare della situazione in città, dovuta al velocissimo diffondersi dell’epidemia a causa del caldo asfissiante, la vita lo porrà di fronte alla scelta tra sé e gli altri che si rivelerà determinante.

Le vicende narrate nel libro hanno l’apparenza di una parabola, con l’eroe che cade nella colpa e viene punito severamente. La vita di Cantor diventa una tragedia dalla quale non può sfuggire, perché spesso il nemico è dentro di noi e la salvezza è solo un’illusione. Ma Roth è uno scrittore abile che non cerca di consolare il suo lettore e il finale, asciutto e folgorante, ribalta completamente il punto di vista alterando quella che doveva essere l’ovvia conclusione degli eventi. L’io narrante scopre le sue carte e diventa personaggio, prendendo a spallate il castello di tristezza che Cantor si è costruito per punirsi del male che pensa di aver causato. In un certo senso Roth gli strappa di dosso tutta la pietà che il lettore può provare per lui, privandolo anche dell’unica forma di redenzione che gli era rimasta.

Titolo:Nemesi
Autore: Philip Roth
Editore: Einaudi
Anno: 2010
Prezzo: 19,00€
Pagine: 186
Edizione: Italiana

Articolo apparso su Players #05

Scene dall'inferno

Dettagli della facciata del Duomo di Orvieto:

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Statua di legno