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lunedì 19 settembre 2011

Le parole del postribolo - Photoshop

Che cosa significa ritoccare una foto? Falsificarla? Adeguarla a dei canoni di bellezza determinati dalla società? L’essere umano adora l’artefatto. Non leggete questa frase nella sua accezione più banale, ovvero quella che tende a mettere a confronto il vero con il falso o, in casi più raffinati, il reale con l’immaginario. Adorare. Si adorano gli dei, si adora un’ossessione, si adora un amore, un politico, un amico, un oggetto tecnologico... Si adorano dei simboli, delle rappresentazioni che percepiamo come rassicuranti rispetto alle incognite del reale. Adorare è un atto psichico che presuppone un’adesione completa, un darsi acritico verso l’oggetto cui dedichiamo la nostra prostrazione. Quello che cerchiamo è l’oblio simbolico, una chiave di lettura del mondo che ci permetta di sopravvivere al mutare continuo e incomprensibile dell’esistente. Gli stessi malati di tecnologia non hanno fatto altro che attuare una sostituzione: Dio o chi per lui non riusciva più a dirgli nulla ed è stato rimpiazzato da un universo simbolico sicuramente più limitato a livello metafisico, ma enormemente più consolante nell’ottica dell’autoconservazione. L’uomo vede nella tecnologia un modo per lasciare una o più tracce di sé, qualcosa che gli sopravviva e che ne esprima la potenza al di là del vissuto.

In quest’ottica la foto ritoccata ricorda molto le agiografie dei santi, quelle in cui gli estensori s’impegnavano a togliere ogni traccia di umanità dal racconto della vita di quella che non doveva essere più una persona, ma una rappresentazione. Rappresentazione del potere esercitato sul corpo e sull’anima degli individui, da una religione che, in quanto tale, trasforma l’essere umano e lo celebra quando più si allontana dalla sua natura e accetta completamente il giogo dell’universo rituale e simbolico di arrivo. Le agiografie erano immagini modificate nell’illusione di poter conservare solo ciò che si considerava il meglio della persona, tristemente inchiodata sullo sfondo.

Articolo apparso su Players #07

Repertorio dei pazzi della città di Palermo

Follia sulla strada

Chi sono i pazzi? “Uno correva a torso nudo, anche d’inverno, in via Libertà. Si spogliava e si rivestiva continuamente, senza fermarsi mai.” “Uno faceva mostri e nani di tufo per spaventare ospiti e parenti.

I pazzi sono fastidiosi, ma non come una ragazzina annoiata che afferma di essere pazza per rimorchiare sui social network o per fare la figa in discoteca, in mezzo a tutti gli altri pazzi conformisti, o come un’artista che dice di essere pazzo perché sa che per essere artista agli occhi degli altri deve soprattutto indossare un vestito adatto.

I pazzi sono fastidiosi perché vivono il mondo dalla loro normalità. Mai si sognerebbero di chiamarsi pazzi. Il loro universo interiore è fatto di una coerenza diversa dalla nostra, spesso dissacrante. Per questo ci piace il pazzo controllato, ma odiamo o, più cinicamente, guardiamo con curiosità, ma teniamo a distanza, i pazzi veri.

Due erano nati nella città vecchia e vollero diventare giudici. Poi uno fu ucciso e l’altro gli sopravvisse solo cinquantasei giorni.

I pazzi non condividono che parte dei costumi dei luoghi dove vivono. Oppure li interpretano diversamente. Vivono in un delirio costante che, a volte, li porta a opporsi all’intero sistema. I pazzi vengono marginalizzati dal potere, spesso rappresentato suo malgrado dalla gente comune, oppure, nei casi più disperati, diventano oggetto d’odio e vengono allontanati, reclusi o eliminati. Magari con delle bombe.

Repertorio dei pazzi della città di Palermo ci racconta questo e molto di più, con una semplice carrellata di descrizioni brevi di pazzi realmente esistiti, quasi delle fotografie di cronaca che raccontano l’essenziale e racchiudono tanti mondi in poche parole, facendoli fluttuare in un tessuto urbano e sociale capace di assorbirli e di contestualizzarli come parte del paesaggio: “Una stava sempre su un balcone di via Agrigento. Aveva le guance rosse e, certe volte, un cappello sulla testa. Stava lì, ferma, e basta.

Titolo:Repertorio dei pazzi della città di Palermo
Autore: Eoberto Alajmo
Editore: Edizioni della Battaglia
Anno: 1993
Prezzo: N/D
Pagine: 20
Edizione: Italiana

Articolo apparso su Players #07

domenica 18 settembre 2011

L'attesa

Racconto minimo 038

Per anni aveva amato quello che ora giurava di odiare. Anni di asprezze e di un guardare al futuro con l'animo di chi sembra conoscere il perché degli astri. Non provava stupore o disgusto, ma solo pena per avergli creduto.

I papi e il sesso

Stupratori, omosessuali, feticisti, ruffiani

Leggere il libro di Eric Frattini, fondamentalmente un lungo elenco di vicende storiche legate alla vita sessuale dei papi cattolici dall’epoca di Lino, il successore di Pietro, fino a Benedetto XVI, può essere illuminante in più di un senso. Oltre alla curiosità morbosa che si prova nel vedere accostati i nomi di papi famosi e potentissimi a diverse perversioni sessuali, o anche semplicemente al sesso stesso, c’è di più in quello che è stato declassato semplicemente come un saggio provocatorio e superficiale.

Ovviamente, sono stati soprattutto gli ambienti ecclesiastici a criticare aspramente I papi e il sesso, concentrandosi sul fatto che non è giusto ridurre l’attività della chiesa nel corso dei secoli a una semplice collezione di attività sessuali depravate dei sommi pontefici. In fondo cosa dovrebbe importare all’uomo del nuovo millennio che nella storia ci siano stati dieci papi riconosciuti come incestuosi, un papa zoofilo (Benedetto IX), nove papi stupratori, ventidue papi omosessuali e così via?

La visione cattolica riveste ancora un ruolo determinante nelle coscienze occidentali. La libertà sessuale di molti non è altro che una reazione alla morale imposta dalla chiesa nei secoli passati, così come la concezione moderna della donna risente ancora fortemente dell’influenza della cultura cattolica, nonostante i passi in avanti, da cui non si riesce ad affrancare completamente. La chiesa rappresenta ancora un potere molto forte e non passa giorno senza che intervenga sulle questioni che riguardano la vita sessuale degli individui. Il libro di Frattini svela, per chi abbia la capacità di leggerlo di là dalla superficie e della necessità di sintesi, che la morale sessuale imposta al popolo storicamente non è stata altro che un modo di affermare il potere temporale della chiesa sulle genti, in risposta non certo a esigenze spirituali, ma a fatti molto più umani come i problemi di eredità del clero o a lotte riguardanti la successione al trono pontificio.

Titolo:I papi e il sesso
Autore: Eric Frattini
Editore: Ponte alle grazie
Anno: 2010
Prezzo: 16,50€
Pagine: 448
Edizione: Italiana

Articolo apparso su Players #07