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martedì 8 novembre 2011

Le parole del postribolo - Scomparire

Quante persone scomparse ci sono nelle nostre vite? Parlo principalmente di quelle che si sono affacciate per periodi più o meno brevi nelle nostre esistenze e poi ne sono uscite, senza fare più ritorno. A pensarci bene è difficile anche ricordare le ultime parole dette alla maggior parte di questi vecchi e presunti amici. Il punto di partenza del discorso, parte dello spirito dei tempi, è sempre quell’io da cui non riusciamo a liberarci e che legge il resto del mondo irrimediabilmente in sua funzione. Una persona scomparsa lo è per un determinato contesto e solo per alcune persone. Una bambina rapita in tenera età è scomparsa dalla vita dei parenti originali, non certo dalla realtà. Anche quando si diventa cadaveri non si scompare veramente, ma si diventa altro. Il problema vero della scomparsa di una persona è lo spazio che lascia nelle vite di chi la circondava, spazio che va ad impegnare in altre vite, con modalità differenti. La bambina rapita occupa un altro contesto e probabilmente non sa che i genitori la stanno cercando. Vive, cresce, ama chi la circonda e chi gli è stato insegnato ad amare ed esiste a prescindere dalla sofferenza di chi l’ha persa. Oppure soffre, ma di una sofferenza comunque inconsapevole dell’evento più importante della sua vita.

I social network come Facebook prendono persone reciprocamente scomparse e le fanno riapparire con inaudita violenza negli ignari flussi di vite che non hanno più niente da spartire e, anche solo per i pochi secondi di stupore dovuti al ritrovamento improvviso e inaspettato, a cui corrisponde sempre la riesumazione di un pezzo di memoria accantonata, riattualizzano rapporti considerati morti. Insomma, i social network trasformano la distanza indefinita tra due esseri in un discorso sull’appartenenza collettiva, che spesso porta a conoscere il destino di individui che altrimenti sarebbero rimasti degli echi di un momento ormai ignorabile della propria esistenza. Questo è il loro più grande delitto.

 Articolo apparso su Players #08