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martedì 31 gennaio 2012

Le parole del postribolo - Megapixel

Alla rivelazione della crisi, finalmente disponibile anche in Italia dopo anni di rimozione, il potere diventa “sobrio”. Appare il “rischio di fallimento” e s’inietta nella popolazione la “necessità dei sacrifici”, andando a solleticare quell’apparato culturale cattolico ben sedimentato in ognuno di noi. Una delle popolazioni più corrotte d’Europa piange parole nuove per conservare il vecchio, ovvero sfodera un ventaglio di concetti nuovecchissimi per modificare la propria rappresentazione pubblica di fronte al mondo e di fronte a se stessa. Storia antica, verrebbe da dire, non fosse per la reazione della società nel suo complesso che ha subìto e accettato le nuove parole del vecchio potere senza la minima elaborazione.

Per anni le macchine fotografiche sono state vendute usando una singola parola: megapixel. Quando si sfogliano i volantini delle grandi catene vendi gadget e si arriva alla pagina delle macchine fotografiche, la parola che risalta di più è sempre megapixel. Il concetto è semplice: dodici saranno sicuramente migliori di dieci, come dieci saranno migliori di otto e così via. La pubblicità ha bisogno di parole comprensibili dallo spettatore medio di Fiorello e Don Matteo per vendere le cose, altrimenti rischia di fallire. Non puoi vendere la complessità di un apparecchio fotografico, ma devi smorzarla dentro un alveo di lemmi addomesticati, per quanto ingannevoli e spesso falsi. Poi magari i grandi produttori prendono alcuni dei loro modelli di punta e riducono i megapixel per aumentare la qualità dell’immagine per singolo pixel, e qualcuno si stupisce che una compatta da poche centinaia di euro produca immagini delle dimensioni di una reflex da migliaia di euro. Più semplicemente hai prodotto un imbecille che considera equivalenti due prodotti differenti perché hanno una singola caratteristica nominale in comune, ma non ha altre parole per distinguerli se quelle che il potere gli ha “donato”, corrompendo di fatto le sue capacità critiche.

 Articolo apparso su Players Magazine