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venerdì 17 febbraio 2012

Gli Amanti di Costantinopoli. Una notte del 1205

Irrompe l’alba
Degli amanti
Fra le rovine
E le dimenticate strade
Della città crollata.
Lì s’incontrarono
E per alcune ore
Divorarono i loro nomi
Che minacciavano chissà quali glorie.
Come chiedeva la fredda notte
Si unirono.
E il vento
Divenne la loro sinfonia
E il fuoco il loro pittore d’ombre.
Il mondo rovinò intorno.
E l’estasi della carne
Ripulì la loro mente
Dalla tormentosa nenia
Del solare giorno.
Il canto orgasmico era
Lo strato del primo autunno
E la vaghezza friabile del futuro
Il movimento ritmico;
L’adagio di un’ombra davanti il fuoco.
L’erba sui loro corpi
I graffi della terra
Poi ecco un raggio
Si dividono gli assi
E tornano ai loro pensieri del mondo
Tutto ritorna al giorno
E il cantare qua e là
Della natura è il silenzio
Ossequioso del sonno Sull’amore.