AdSense

venerdì 17 febbraio 2012

Le parole del postribolo - Spread

L’ultimo è stato un mese pieno di parole, la maggior parte delle quali legate alla politica. Chi di voi non ha sentito pronunciare innumerevoli volte la parola “spread” (differenziale, in italiano)? E crisi? E sacrifici? La politica e l’economia funzionano come la letteratura, ma in modo più subdolo. Da una parte gli attori implicati ci tengono a far sapere che loro si occupano di questioni serie (come se le parole non lo fossero) e che tutto ciò che viene dato in pasto al grande pubblico è solo una semplificazione di un sistema assai complesso e comprensibile soltanto dagli “iniziati” (economisti, politici e così via), dall’altra permettono la creazione di un micro mondo fatto di parole paletto che delimitano la discussione e la orientano inevitabilmente. Fondamentalmente la chiamerei una letteratura della realtà, tesa a orientare il pensiero dei fruitori, spesso inconsapevoli, trasformandoli in casse di risonanza dei concetti espressi.

Recentemente ho sentito una vecchietta del mio palazzo parlare di spread. La signora in questione non si è mai occupata di politica e, nei vari incontri da pianerottolo avvenuti nel corso degli anni, mai si era addentrata in discorsi di economia o politica. È la classica persona che chiede di figli e nipoti e che si lamenta delle tasse troppo alte in modo generico, piangendo che la pensione non le basta mai. Il fatto che possieda una parola come “spread” e che la usi per esorcizzare l’inevitabilità dei “sacrifici” necessari per il superamento della “crisi”, è indicativo di quanto quel micro mondo di cui parlavo sopra sia penetrato nella coscienza collettiva e di quanto la strategia retorica implicita nella ripetizione di certe parole produca comunque una cultura di potere, il cui fine ultimo, in questo caso, sarà svelato soltanto nei prossimi mesi. Si potrebbe anche parlare di come la caduta di Berlusconi sia anche una caduta del suo vocabolario, siccome le parole del momento non sono più sue... ma questa è un’altra storia.

 Articolo apparso su Players Magazine