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venerdì 17 febbraio 2012

Pianto notturno


Piangi oggi tuo figlio.
Nudo.
Silenzioso.
Straziato.
Gettato a terra.
Lo sguardo infinito.

La polvere afflitta e malata
Rincorre disperata il vento.
Povere membra negate
Il mondo scomposto di senso.
E mentre s’affolla la rabbia,
e l’odio ti prende per mano,
il tempo pervade la stanza
cominci a respirar piano.
Non sono urla che senti,
non sono parole d’amore.
Sono vagiti di stenti,
ricordi d’un solo dolore.

Appare la sera e scompare,
quelle nuvole rosse le spargi
in un mare macchiato di sale.
Ferisci un cielo di stelle,
tre strati di ombre fan velo
al grande tremore che senti,
all’ultimo venir meno
di un povero canto d’amore,
che intonavi la notte da sola
pensando a quei giorni d’autunno
pensando alla nuda aurora.