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lunedì 21 gennaio 2013

Cloud Atlas

Che rapporto c'è tra  un medico che viveva all'epoca della colonizzazione, con un editore contemporaneo un po’ fuori dalle righe? Come colleghi una ragazza del 2144 con un compositore Gay del ‘900? E un uomo di un tempo indefinito del futuro con una giornalista nera degli anni ’70?

Cloud Atlas è formato da storie che s’intrecciano sempre più fittamente fino a diventare una storia sola. Questo si traduce registicamente in ellissi continue di immagini, di voci, di movimenti, di musica, che crescono d’intensità e di frequenza fino al finale, quando l’intera tessitura viene riannodata con un solo strappo, trasportando la retorica delle narrazioni su un piano universale.

Sancita la circolarità della visione è facile comprendere che nessuna storia deve prevalere sull’altra e ben presto si capisce che la struttura ricercata è quella della sinfonia di voci che formano un unico, allegorizzata all’interno dello stesso film in più forme (non ultima la composizione di una sinfonia vera e propria). Anche i tempi di ogni frammento di racconto sono cadenzati e distribuiti in modo apparentemente irregolare, così da eliminare ogni possibile tentativo di gerarchizzazione.

I diversi attori sono stati chiamati a ricoprire un ruolo diverso in tutte le storie, con Hugo Weaving (l’Agente Smith di Matrix) unico a incarnare in ognuna il “nemico”, ossia le forze conservatrici, fisiche e mentali, che tentano di frenare la naturale predisposizione delle individualità più forti e della società tutta alla ribellione e, quindi, al progresso e alla soddisfazione individuale.

Cloud Atlas è l’ennesimo manifesto post moderno di Lana e Andy Wachowski, che mescolano pop e filosofia con grande capacità affabulatoria, ma senza la necessaria forza espressiva per andare a fondo nella descrizione di quelle che vorrebbero presentare come dinamiche umane pre e post storiche, ma che vengono ricapitolate all’interno di un discorso fin troppo conservativo, trasformando di fatto la visione del futuro in un ritorno al passato riformato, più che a un presente rivoluzionato.