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domenica 3 febbraio 2013

Wingers - La recensione


Presentato per la prima volta in video all’IVDC 2009, Wingers doveva segnare la rinascita del videogioco Made in Italy. L’idea di base era di creare un clone di Gunbound, uno dei titoli pionieri del modello free2play, che allora stava muovendo i suoi primi passi nel mercato di massa occidentale (in oriente era già abbastanza diffuso). Il gameplay sarebbe somigliato a quello di Worms (Team17), con un tocco fantasy in più. Ma da allora del gioco non si è saputo più nulla. Molti disperavano addirittura di vederlo mai realizzato. Invece, con somma gioia e sorpresa, Wingers è vivo e vegeto ed è stato pubblicato già da qualche tempo in edizione scatolata (mi è stato impossibile trovare la data d'uscita ufficiale, ma ritengo di poter indicare il 2011 come anno del rilascio) sotto etichetta Leader (storica società italiana di distribuzione di videogiochi ormai fallita), come dimostra una delle foto che trovate da qualche parte in giro per l’articolo.

Reperirlo non è stato facile, visto che, pur cercando in moltissimi negozi di Roma e provincia, non ero riuscito a trovarne una copia in vendita, nemmeno nei negozi più forniti. Se oggi potete leggere quest’umile recensione lo dovete alla meritoria scoperta di tre copie del gioco in un negozio di videogiochi di Firenze, fatta da Luca Esposito Mistichelli, che ringrazio vivamente, e ad Alessandro Monopoli, che mi ha consegnato la copia che ho usato per l'articolo.

Il packshot. Da notare il titolo diverso da quello del gioco.

Guardando la confezione si trovano subito alcuni spunti di riflessione. Il primo è il titolo: non si parla di Wingers, ma di Wings of Magic. In realtà avviandolo il titolo in gioco è Wingers, ma sul packaging è stato messo il nome di un fumetto del 2007, di cui testimoniano l'esistenza questi tre video: primo, secondo e terzo. Inoltre, leggendo il sito ufficiale, http://www.wingers.it/, è facile capire come i due progetti siano in qualche modo intrecciati, anche solo a livello stilistico (scaricate il booklet per tutti i dettagli). Comunque, continua a essere poco chiaro perché sulla copertina del videogioco sia stato messo il titolo del fumetto.

Il secondo motivo d’interesse viene dal retro di copertina. In fondo al packshot possiamo infatti leggere il nome della software house: Eve Interactive Studios, il cui sito ufficiale è attualmente offline e di cui è quasi impossibile reperire informazioni (per un po' di info, leggete questo topic). Non sappiamo nemmeno i nomi degli sviluppatori, visto che stranamente non ci sono crediti di sorta da nessuna parte. Ancora più rilevante è la presenza del logo della Regione Lazio e la scritta: “Realizzato da Eve Interactive Studios S.r.l con il Contributo della Regione Lazio, attraverso Filas S.p.A. In collaborazione con IDRA Editing S.r.l.” Il contributo della Regione Lazio viene confermato sul sito ufficiale, nella sezione contatti, e il logo appare anche nel foglietto d’istruzioni presente all'interno della confezione e sul DVD d’installazione. Non c'è traccia di indicazioni su quanto sia l'ammontare del contributo in sé, ne se effettivamente sia stato erogato, ma visto che è messo in bella vista sulla confezione, non ho motivo di dubitare della sua esistenza.

Ultimo, ma non per importanza, c’è anche un bell'elenco di caratteristiche, che riporto integralmente: “Gioco on-line multiplayer – 2 campagne single-player – 32 filmati narrativi – 26 tavole a fumetti – 12 livelli di gioco – 200.000 combinazioni di armature e potenziamenti – 14 tipi di armi differenti, con 6 livelli di potenza – 8 classi di soldati” Ce ne sarà da giocare, insomma...

Nota tratta dal sito ufficiale del gioco

Dettaglio del retro di copertina

Finito di esaminare le indicazioni ricavabili dalla confezione, avvio il gioco. La prima cosa che si nota è il processo di creazione di un account per giocare online. Probabilmente per amore dei videogiochi classici, con un tocco di romanticismo degno di una poesia di Yeats, gli sviluppatori hanno scelto di non usufruire di tutti i ritrovati dei videogiochi moderni in fatto di multiplayer. Quindi: niente creazione dell’account online, niente matchmaking, niente browser dei server e niente... di niente. Per creare un account bisogna scrivere a un indirizzo email inviando i propri dati e sperare che qualcuno risponda. Da questo vi sarà facile intuire che non ho provato la modalità multiplayer di Wingers, anche perché dubito che avrei trovato qualcun altro con cui giocare.

Per girare, Wingers necessita del player di 3Dvia, un tool di sviluppo di cui fino all’installazione del gioco non avevo mai sentito parlare. Ignoranza mia di cui mi scuso profondamente. Se non lo si ha installato, bisogna andare sul sito ufficiale per tirarlo giù. Lanciando l’eseguibile nel menù avvio di Windows, si aprirà una finestra del browser con la cornice che ospiterà l’azione. Le uniche due opzioni grafiche disponibili sono la selezione delle dimensioni della cornice: 800x480 o 1024x600, legate a diversi eseguibili. Quindi scordatevi qualsivoglia configurazione in gioco. In realtà la dimensione maggiore viene usata solo nei menù, mentre entrando in gioco la cornice è fissa a 800x480.

Finalmente Wingers! Per prima cosa bisogna creare i personaggi. Ossia occorre dare un nome a due manichini rappresentanti le due fazioni (già si notano i primi bug, con le immagini che di tanto in tanto scompaiono), quindi bisogna deciderne le fattezze (almeno penso, perché in una finestra non appare nulla e ogni volta che tocco qualcosa che non sia il pulsante per andare avanti il gioco s’impalla) e le abilità. Diciamo che l’interazione con i menù è quantomeno faticosa, visto l’alto numero di output mancati e la tendenza del gioco a far sparire gli oggetti dallo schermo. Comunque alla fine sono riuscito a mettere insieme il mio team di quattro eroi (scegliendone in realtà uno precostituito) e a iniziare la campagna single player.

Un momento della creazione del team.

Normalmente non parlo di filmati, ma quelli di Wingers meritano una citazione. Teoricamente servono per narrare la storia del gioco, in realtà sono abbastanza inutili perché spesso le scritte sono temporizzate così male che non si fa quasi mai in tempo a leggerle per intero. La storia diventa così una variabile insignificante. In realtà, volendo, basta cercare la cartella dove è installato questo capolavoro dell'arte contemporanea per trovare tutti i filmati decompressi (una serie di personaggi che parlano, senza nessuna animazione), guardabili comodamente con il nostro player di fiducia. Ma perché farlo? Sempre volendo, si può dare uno sguardo anche a tutti i vari elementi grafici, visto che sono decompressi anche quelli. Inoltre, nel primo filmato c'è una figura femminile con i seni nudi, eppure il PEGI sulla confezione è 3 (non si vedono i capezzoli, sarà per quello). Da notare che cercando "Wingers" o "Wings of Magic" sul sito ufficiale del PEGI non si ottengono risultati.  

E ora, Wingers, ossia il nulla. Wingers non è finito, è evidente. I nemici hanno un’intelligenza artificiale che li porta a suicidarsi in continuazione, tanto che conviene non fare assolutamente niente per vincere... anche perché fare qualsiasi cosa è difficilissimo. I movimenti dei personaggi sono lentissimi, usare bene le abilità e i poteri è un’impresa degna di un titano, figurarsi prendere la mira o condurre una partita con senno. Sembra di trovarsi di fronte a un nuovo Big Rigs, tanta è la cura posta nel rendere inutilizzabile ogni singola feature. Prendiamo ad esempio il cursore usato per indirizzare i colpi: può essere mosso in una sola direzione (verso l'alto) e non è possibile correggere i tiri. Così, se si supera l’angolazione desiderata, bisogna per forza sparare un colpo a vuoto, visto che non sono ammessi ripensamenti di sorta. Comunque, una volta scelto il potere da usare (si parla di 200.000 mila combinazioni possibili, ma nella realtà sono stati implementati solo una manciata di poteri, la maggior parte dei quali molto simili tra loro), bisogna premere la barra spaziatrice e dare energia... dare energia... ma quanto ci mette la barra dell'energia a salire? Un'eternità. Tutto è terribilmente lento e mal fatto.

Non bastasse quanto già descritto delle meccaniche di gioco, mettiamoci anche che Wingers graficamente sfigura in modo nettissimo davanti alla sua principale fonte d’ispirazione, il già citato Gunbound, uscito circa otto anni prima, ma anche il confronto con il primo Worms è impietoso, e parliamo di un titolo che risale ai tempi in cui l’Amiga 1200 era una macchina da gioco desiderabile. Come commentare, ad esempio, i pezzi di scenario che si distruggono per quadratoni? E le esplosioni tutte uguali? E le terrificanti animazioni? Ovviamente i glitch non mancano, con personaggi che s'incastrano in ogni dove, animazioni che si bloccano, altre che vanno in loop e così via. A volte il gioco non parte proprio e dopo la creazione del team non parte il filmato introduttivo, costringendo a ripetere tutta la fase di creazione della squadra per poter ritentare la sorte.

Credo comunque che le parole non riescano a rendere al meglio l'orrore che è Wingers, per questo godetevi un lungo filmato di gameplay senza alcun montaggio a rovinarne lo splendore. Fate solo attenzione perché lo ricorderete per il resto della vostra vita, non solo videoludica.