venerdì 17 maggio 2013

Ti presento Giulio




La montagna

Contemplo i passi
più lievi,
le anonime vette
carezzate dal vento.
La luna spande
sui sospiri grevi
l'eterno manto
cantato a onde.
Tremore e ardore
tra i lieti sassi
che l'afonia mette
sull'arcigno errore.

Polifemo

Polifemo seduto
accettò il suo essere
poco più di un uomo

La scia

Passano le auto
Passato è il tempo di Nerone
Passerai anche tu, con me

Non c'è armonia
oltre il bianco del foglio
e il buio delle fessure

Le linee cadono
e il flauto celebra
la sua malinconia

Traversiamo il fiume
con una nave di parole
affondando nella scia

Decomposizione

Non ci sono che voci
sotto le mura
della decomposizione

domenica 12 maggio 2013

Le ore del silenzio


Brandelli di vita

Magdalena è la donna ritratta di spalle nel quadro di Emanuel de Witte, “Interno con donna alla spinetta”, che fa bella mostra di sé sulla copertina del libro. Josse Gaëlle ha scelto questo pretesto per scrivere un romanzo breve concentrato sulla vita di questa donna che affida alla scrittura i segreti che custodisce nel silenzio di un’agiatezza discreta, mai urlata o volgare. Siamo a Delft, nei Paesi Bassi, è il 1667 e la città pullula di possibilità per chi sia così ardito di armare una nave e intraprendere commerci con paesi lontani come quelli asiatici o le Americhe.

Magdalena è figlia di un armatore, sposata con un ex-capitano di vascello che ha preso con saggezza le redini dell’azienda commerciale della famiglia della donna. Ha cinque figli, due ragazze e tre ragazzi, e una casa ampia e ben arredata (non per niente può permettersi di farsi ritrarre da uno dei pittori più in voga). Seguendo il padre nella sua attività commerciale è diventata un’abile mercantessa, affascinata dall'attività umana necessaria per organizzare ogni spedizione commerciale. Spezie, porcellane e altre mercanzie esotiche fanno da cornice alla sua esistenza, i cui fatti vengono accumulati sulle brevi pagine del romanzo, sfogo improvviso consumato nello spazio di poco più di un mese (la prima pagina del diario è stata idealmente scritta il 12 novembre del 1667, mentre l’ultima il 16 dicembre dello stesso anno).

Non c’è nulla di urlato, nessun eccesso antistorico di cui solitamente molti scrittori rendono vittime le loro eroine, ansiosi come sono di caricarle di tratti moderni. Magdalena è un personaggio che vive le emozioni e i dubbi della sua epoca. Si strugge d’amore per l’uomo di cui è innamorata la figlia senza fare nulla per andare oltre il lecito, allontana sessualmente dal marito per motivi ragionevolissimi ma che non riesce ad accettare. Nasconde addirittura un ricordo tremendo che la opprime dall'infanzia ma non lo trasforma mai in un’arma per impietosire il lettore. 

Riflettendoci, il fulcro del romanzo della Gaëlle non è neanche la successione dei fatti narrati, che occupano lo spazio di una pagina di diario senza mai pretendere di conquistare platealmente la scena, quanto il senso di un’esistenza afflitta dalla sua normalità, vittima del silenzio e di un’umanità che, stabiliti alcuni paletti sociali, non si preoccupa di comprendere, ma si limita a stabilire un fluire della vita che viene dato semplicemente per scontato, pur nella sua crudeltà.


Titolo:Le ore del silenzio
Autore:Josse Gaëlle
Editore:Skira
Anno:2012
Prezzo:13,00€
Pagine:96
Edizione:Italiana

Colori



venerdì 10 maggio 2013

Di bestia in bestia

Ciò che non vorremmo essere

Osmoc, padrone del castello in cui si rifugiano dei viaggiatori poco accorti, due professori e una segretaria, persi in un luogo di cui non sanno nulla, è un personaggio colto e affascinante, capace di tessere le parole in una trama d’impenetrabile grandezza intellettuale. Il motivo del suo risiedere in un luogo così ameno sarà spiegato nel corso delle pagine che compongono questa nuova edizione del primo libro di Michele Mari, opportunamente corretta in alcuni eccessi che rischiavano di schiacciare la maggior parte dei lettori (la prima edizione è stata pubblicata nel 1989 da Longanesi, e da allora non è stata più ristampata).

All'inizio Osmoc dà enormemente fastidio. Perché parla in quel modo, arrivando a citare le fonti da cui attinge le sue parole come se fosse una bibliografia? Che senso ha il suo eloquio coltissimo in una roccaforte sommersa dalla neve che sorge oltre i confini della civiltà? Possibile che sia soltanto un eremita della cultura? Non diciamo sciocchezze. È chiaro che nasconda qualcosa, altrimenti non saremmo qui con lui. Andando avanti nella lettura, la mascherata diventa sempre più scoperta e dietro quel suo continuo citare libri, si rivelerà una profonda sterilità creativa. Ma non solo.

Dopo una serie di eventi, Osmoc è costretto a rivelare il suo riflesso oscuro, quella parte nascosta, che alla fine del romanzo sarà leggibile come il suo unico lato umano, per quanto bestiale, da cui, pur potendo, non è mai riuscito a staccarsi nel corso della sua vita. Riflettendoci bene, tutto il male che la bestia compirà sarà causato soltanto dall'azione scellerata della profonda ricerca di purezza intellettuale dell’ameno uomo, che tentando di non infrangere la gabbia in cui si è esiliato a vivere, un luogo dello spirito fuori dal mondo che lo accompagna sin dall'infanzia e che troverà il suo correlativo oggettivo nella fortezza stessa e, più precisamente, nell'immensa libreria che ci ha costruito dentro, ha generato la catena di eventi che porteranno infine la sua parte più innocente e vera a perdere completamente il controllo, in un finale distruttivo e pessimista che non sembra lasciare scampo al lettore e all'autore stesso.


Titolo:Di bestia in bestia
Autore:Michele Mari
Editore:Einaudi
Anno:2013
Prezzo:19,50€
Pagine:232
Edizione:Italiana

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