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venerdì 19 luglio 2013

Killing Is Harmless: A Critical Reading of Spec Ops: The Line

Le cose che non ti ho detto

Ho sempre pensato che un medium possa ambire a essere altro oltre che un mero fatto tecnico/tecnologico solo quando intorno a esso nasce un apparato critico che lo supporti. Questo è stato tanto vero per il cinema, nato come un esperimento scientifico senza alcuno scopo espressivo, diventato quindi un passatempo per borghesi snob e, infine, una forma d’arte grazie non solo alla nascita del linguaggio cinematografico a opera di grandi registi, ma anche di una schiera di intellettuali disposti a rischiare, a volte il ridicolo, per affermarne la potenza espressiva e distaccarlo, dandogli autonomia, dal teatro e dalla letteratura. Insomma, le diverse forze in campo collaborarono per creare il cinema come arte, staccandolo dall'idea primigenia e iniziando una lotta contro dei pregiudizi storici, paradossalmente salutari, che prosegue ancora oggi in diversi ambienti. Per i videogiochi non è andata nello stesso modo. Anzi, a leggere molte recensioni o articoli di titoli considerati importanti viene da pensale a un irrimediabile fallimento. Normalmente ci si accorge dell’importanza di un titolo a livello commerciale dalla lunghezza dell’articolo. Più il titolo è stato pubblicizzato, più è atteso, più nella logica malata del settore merita articoli che ne facciano una vera e propria porno vivisezione. Avete presenti quei lunghi e inutili elenchi di caratteristiche, più o meno importanti, in cui io stesso mi sono spesso cimentato (e mi cimento ancora)? Si tratta di testi indifferenti, ossessionati dai particolari ma incapaci di dare una visione d’insieme di un’opera (figurarsi di fornirne una visione critica).

Il settore è adagiato da anni sugli stessi strumenti di analisi e a molti lettori va benissimo così, perché quello che interessa sapere alla massa è solo se vale la pena spendere o meno dei soldi su un dato titolo (interesse legittimo, ma preponderante e addirittura diventato strumento critico). E come al mercato delle vacche si alza la coda all'animale per saggiarne lo stato di salute, così nel mondo dei videogiochi si vogliono conoscere i dati più facilmente esperibili di un prodotto per darne una valutazione di merito, che qualcuno vorrebbe addirittura oggettiva.

Capita però a volte di trovarsi di fronte a dei corto circuiti, ossia all'incapacità conclamata di siffatte recensioni di rendere conto dei contenuti di quello che stanno, apparentemente, descrivendo. Sono quei casi in cui diecimila, ventimila, trentamila caratteri sono indifferenti, perché sono il metodo e, ammettiamolo, la cultura del recensore a essere semplicemente inadeguati all'obiettivo.

Quando uscì Spec Ops: The Line lessi diversi articoli per cercare di farmi un’idea generale di come fosse. Non lo avevo seguito con grande interesse perché mi sembrava solo l’ennesimo gioco militareccio alla Call of Duty/Battlefield. Mi sbagliavo, è chiaro, ma leggere gli articoli non mi aiutò granché a comprendere il mio errore. Anzi, molti paradossalmente rafforzarono i miei pregiudizi. Certo, in quasi tutti si parlava di “trama profonda”, ma è anche vero che non si andava oltre nell'analisi degli aspetti espressivi del gioco, limitandosi ad accenni e a cattive interpretazioni (c’è chi ha criticato The Line perché il tema di fondo cozzerebbe con il gran numero di morti ammazzati causati dal protagonista… ma in realtà è proprio lo scarto tra le azioni compiute dal giocatore e le motivazioni che spingono ad andare avanti a essere il tema portante di tutta l’opera). Così l’ho snobbato. Che me ne faccio di un altro sparatutto militare medio? Dicevo tra me e me, nonostante non fosse completamente morta la curiosità di provarlo.

Il resto della storia è abbastanza lineare: Spec Ops: The Line finisce in saldo su Steam e decido di acquistarlo. Lo installo, lo lascio decantare un po’ e infine lo conosco. Più mi avvicinavo al finale, più mi chiedevo che cosa le recensioni mi avessero mai raccontato. Era davvero lo stesso gioco? Di mio intuii di trovarmi di fronte a uno dei titoli più importanti e rilevanti della generazione, solo che non riuscivo a elaborarlo perché ero troppo amareggiato dal come mi fossi lasciato ingannare da articoli incapaci di rendere conto dell’altissimo lavoro degli sviluppatori, nonostante la lunghezza dei vari testi. 

Fu allora che decisi di approfondire e cercai su internet per scoprire se esistesse qualche analisi più puntuale del gioco, magari scritta da qualche autore solitario e pubblicata su un qualche blog misconosciuto. Fu allora che scoprii Killing Is Harmless: A Critical Reading of Spec Ops: The Line di Brendan Keogh. Si tratta di un saggio non lunghissimo, solo in lingua inglese, che analizza il titolo di Yager capitolo per capitolo, dandone una visione critica precisa e puntuale che analizza le implicazioni delle azioni del giocatore non tanto in funzione del suo divertimento, quanto in quella della logica autoriale che sottende il complesso architettonico dell'opera. Keogh non si chiede se una texture sia bella o se il gioco duri abbastanza per i soldi spesi, ma analizza come ne sono stati veicolati i contenuti e come il testo ludico comunichi con il fruitore cercando di portarlo oltre la linea d’ombra, insieme al protagonista. Vengono anche analizzate alcune implicazioni rispetto ad altri titoli, con ad esempio la ripresa di alcuni temi di BioShock o la negazione dell'intero genere di cui comunque The Line fa parte.

Complessivamente non si tratta di un’operazione banale e leggendo il saggio è chiaro (e non nascosto) che l’analisi ha richiesto di finire Spec Ops: The Line più volte. Ecco, a ben vedere Keogh dalla sua ha avuto un fattore determinante, oltre la capacità personale: si è preso tutto il tempo che gli è servito per comprendere e scrivere, tempo che spesso chi scrive recensioni non ha a disposizione (nel caso di pubblicazioni mainstream) o non si vuole concedere (nel caso di pubblicazioni minori che vivono comunque l’urgenza della pubblicazione fulminea per non perdere lettori, anche se a conti fatti non guadagnano soldi dal loro lavoro).

Titolo:Killing Is Harmless: A Critical Reading of Spec Ops: The Line
Autore:Brendan Keogh
Editore:Stolen Projects
Anno:2012
Prezzo:3,84€ (solo formato digitale)
Pagine:161 pagine default di Kindle
Edizione:Inglese