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giovedì 5 settembre 2013

Racconto minimo 053

Che cosa otterrà signora trasformandomi in pietra? Un uomo ridotto a pezzi.. tutto qui? Tutte queste storie per così poco? Potrebbe fare decisamente meglio, non so, non ho consigli da darle, faccia lei, è così brava a pensare sorti crudeli per i suoi personaggi che non mi metto in mezzo con le mie piccole corbellerie da condannato a fine prematura, pardon, morte. Lei deciderà la mia morte, reclamo che questa, seppur solo una morte scritta, raccontata, sia dichiarata omicidio, non tanto per me che sono perfettamente cosciente di quel che sono (e come potrebbe essere diversamente?) ma per quelli che verranno e che leggendo la mia sorte la troveranno giusta e ragionevole. Non c’è nulla di giusto e ragionevole in tutto questo, veramente nulla, vorrei spiegarvi il perché, ma non posso, non ho tempo e non ho voglia, sto solo tentando di sfogarmi inutilmente, di raggiungervi da questa prigione di parole in cui sono incastrato, non certo per mia volontà, ovvio, chi vorrebbe un’esistenza simile? Datemi dell’acqua, che cada tra le lettere del mio nome, mi rinfrescherà anche se a modo suo, non posso chiedere di più. Morire, non posso nemmeno scegliere come, non ho codici civili a cui appellarmi, lei deve seguire la sua necessaria logica, altrimenti il testo che ha così accuratamente pensato e poi scritto andrebbe a puttane. È già, se non continua a seguire il suo filo la fine diverrebbe assurdamente stonata rispetto al resto. Le da così fastidio questa cosa? Mi ha dato un respiro perché per descriverlo, il resto è attesa, se non avesse scritto “respirava piano e affannosamente attendendo che quella maledetta porta venisse chiusa, come si sarebbe giustificato nei suoi confronti se lo avesse trovato lì?” non avrei mai nemmeno saputo cos’è un respiro. E chissà se chi legge avrebbe mai pensato a farmi respirare nella sua rappresentazione. È così piacevole attendere una fine che non si può evitare.