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venerdì 27 giugno 2014

La seduzione continua

Alziamo degli scudi di fronte a ciò che non riusciamo a cogliere immediatamente, agitando magari la “cagata pazzesca” di Fantozzi come un’arma contundente che distrugge ogni possibilità di analisi e di dialogo. Non lo facciamo perché pensiamo effettivamente che l’opera che stiamo fruendo sia brutta oltre misura, ma solo per proteggere il nostro stare al mondo, ossia per non ammettere che lo scarto percepito nella fruizione, che richiede un approfondimento tendente all’infinito per essere colmato, non nasce da una mancanza personale, ma deriva dal film.

È una concezione individuale prettamente commerciale: non sono io che devo comprendere, sei tu che devi farti comprendere. Non sono io che devo scegliere, sei tu che devi farti scegliere. Io compro, tu adeguati a essere comprato. È la richiesta di una seduzione continua, anche forzata, ma necessaria per non alimentare il proprio senso di inadeguatezza e rischiare di abbandonare se stessi, persi e senza punti di riferimento.

L’unico desiderio espresso dall’individuo di fronte al rifiuto completo di ciò che fatica a comprendere o, meglio, che capisce richiedere fatica per essere compreso, dove per fatica si intenda lo sforzo di distacco da quei pregiudizi, più o meno colti, usati per decifrare e, implicitamente o esplicitamente, giudicare qualsiasi cosa entri in contatto con la sua esperienza, è la compattezza. Quei cocci colorati di cui ognuno di noi è composto, uniti insieme da fili sottili di colla trasparente, formano delle individualità fragili, abbattibili da qualsiasi brezza. Ogni forma di coscienza rischia di causare un'esplosione.