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mercoledì 7 gennaio 2015

Se un pazzo per strada

Se un uomo, magari pazzo, si ferma per strada e inizia a urlare a squarcia gola, è normale che tutti quelli che gli passano accanto si fermino a loro volta per guardarlo. I motivi per cui si diventa spettatori possono essere molteplici, ma sono generalmente legati alla rottura del flusso della normalità, spezzata da ciò che si percepisce come “spettacolare”. Ci si trova di fronte a un evento capace di proiettarci fuori dal quotidiano, anche se per breve tempo e in modo limitato. Lo spettacolo è un “rumore” che supera in intensità quello del vociare della folla, rumore che va modulato per non essere semplicemente espressione di una stupidità macchiettistica producibile da chiunque. Un uomo che urla attira l’attenzione, ma rimane un uomo che urla. Nessuno gli attribuisce particolari qualità. Regola vuole che per brevi minuti lo si commenti, se ne parli e lo si additi in qualche modo. Ma rientrando nel flusso del quotidiano si tende a togliere valore a uno spettacolo simile, derubricandolo tra gli aneddoti da raccontare agli amici nel caso in cui se ne presenti l’occasione.

Il pazzo che urla per strada e ferma la folla non accumula soldi, ma fategli aprire un canale YouTube per fare la stessa cosa davanti a una webcam e otterrete una star dei nostri tempi. Il motivo per cui l’idiozia è tanto acclamata dai contemporanei ha una natura molteplice. La più rilevante è di natura economica. La verità è che sono pochissimi quelli che cliccano su video idioti dandogli un valore. Li si apre con la stessa solennità con cui ci si grattano gli occhi appena svegliati. Spesso, all'aumentare del successo di personaggi simili, i suoi spettatori manifestano immenso disprezzo nei loro confronti. Poi con il successo vero arrivano i fan, che in quanto tali sono utili idioti al sistema che li nutre e tendono sempre a porsi in posizione adorante a prescindere dai contenuti, ma questa è un’altra storia. Il problema è che per come è configurato attualmente internet, in cui le uniche merci rilevanti sono i dati e le visualizzazioni, il disprezzo o l’adorazione hanno lo stesso identico valore: zero. Chi esprime un parere negativo per qualcosa ha la stessa rilevanza di chi ne esprime uno positivo: nessuna. Il contenuto di un commento ha valore zero. Anzi, ha valore uno, ma non per il commento in sé, che può contenere osservazioni interessanti, quanto singole parole di approvazione o disapprovazione. Il suo valore è quello che va a sommarsi nel conteggio dei commenti, oltre che delle visualizzazioni. Il condividere un video per disprezzarlo pubblicamente o per apprezzarlo ha lo stesso identico risultato, perché quel video produce valore, quindi soldi, grazie alla sua diffusione, non per i suoi contenuti. Più un contenuto fa numeri alti, più sarà vendibile alla pubblicità. È chiaro che in un modello economico del genere l’urlo diventi più rilevante di, per fare un esempio, uno spettacolo teatrale di due ore recitato da attori professionisti, su un testo di grande qualità.

L’idiozia puntella il navigare quotidiano delle persone sulla rete, che non fanno altro che saltellare da un urlatore all’altro dedicando a ognuno pochi secondi, giusto il tempo di passare al contenuto idiota successivo. Ovviamente non si parla solo di video, ma anche di immagini con sopra scritte battute fulminanti, meme, aforismi un tanto al chilo, gattini e così via. Il singolo contenuto non ha alcun valore. Una poesia di Keats è rilevante tanto quanto un ragazzino che ride. Anzi, nel momento in cui il ragazzino che ride è più condiviso della poesia di Keats, con quest’ultima che richiede attenzione per essere letta e tempo e studio per essere compresa e meditata, il ragazzino che ride diventa addirittura più rilevante e assume una funzione trainante di altri contenuti rispetto all’altra.