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mercoledì 21 giugno 2017

We Are Chicago

We Are Chicago racconta la vita di una famiglia di colore in un quartiere di Chicago controllato dalle gang. Il protagonista si chiama Aaron, di cui siamo chiamati a vivere alcune giornate della settimana prima che si diplomi, giornate in cui facciamo la conoscenza di alcuni suoi amici e dei suoi familiari, in particolare madre e sorellina. Apparentemente il racconto cerca un realismo drammatico, ma scade subito nel didascalico: procede attraverso una serie di eventi caratterizzati da un minimalismo troppo manierista, che cercano di descrivere la drammaticità di vite piagate dalla paura e dall'incombenza della morte, ma senza grande efficacia.

I dialoghi non hanno niente di naturale e sembrano usciti da un libro di sociologia a tema gang: riportano argomentazioni che sembrano quasi indirette e non facenti parte dell'esperienza di vita dei personaggi. Insomma, non sono le parole di persone che manifestano dei sentimenti, ma che li descrivono come farebbe uno studioso. Per questo si crea un fortissimo distacco emotivo verso ciò che viene narrato, accentuato dalla pessima recitazione, dovuta in parte ai terrificanti stacchi tra le battute.

Non bastano quindi le buone intenzioni e la scelta di una tematica controversa quanto poco affrontata nei videogiochi, almeno dal punto di vista delle vittime, a salvare un'opera che si perde nel suo stesso potenziale, rendendosi esplicitamente politica nel senso più deleterio del termine, al punto che arriva a invitarci a consultare delle brochure, che rimandano a delle associazioni reali (consultandole si possono aprire le loro pagine web, uscendo praticamente dal gioco), che si occupano del recupero dei giovani dei quartieri a rischio.

Insomma, We Are Chicago è un frutto di plastica che vuole rappresentare al meglio il suo oggetto ma che finisce per privarlo di vitalità; è in ultima istanza una foto ben composta da conferenza a tema.

A livello di gameplay non bastano i dialoghi a scelta multipla per redimere quella che è un'avventura estremamente lineare sia meccanicamente che concettualmente. Il modello sembra essere Telltale, ma senza gli stessi mezzi tecnici e discorsivi. Il paradosso di We Are Chicago è che non approfondisce mai veramente quello che è il suo nucleo tematico, lasciando in sospeso una tragicità di fondo suggerita per tutta l'avventura, che però non si compie mai veramente. Gli sviluppatori sembrano non aver avuto il coraggio di andare fino in fondo. Lo si deduce dal fatto che a morire sono dei personaggi secondari o distanti, con cui nel corso del gioco sviluppiamo dei rapporti estremamente superficiali.

Insomma, l'opera di Culture Shock fallisce nello stimolare emotivamente ed intellettualmente il fruitore, sfiorando appena quella questione umana che è centrale quando si affrontano temi difficili come quelli della marginalizzazione sociale e razziale e della cultura identitaria del fenomeno delle gang. La sua colpa principale è il non riuscire a essere più di una brochure videoludica. Un po' poco per un gioco che punta tutto sull'esperienza e il racconto.