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lunedì 25 settembre 2017

Wonder Boy Returns

Wonder Boy Returns le sbaglia davvero tutte: vuole essere "classico" e contemporaneamente moderno, non riuscendo in entrambi i casi. Strizza l'occhio a chi ha giocato con l'originale, ma si castra per i giocatori moderni. Sceglie uno stile grafico attuale, ma monotono e inconsistente, nonostante i richiami al Wonder Boy del 1986. Il gameplay sembra lo stesso di allora, almeno per i primi trenta passi, poi si capisce che è tutto più diluito, che i passaggi più bastardi e più appaganti non ci sono; che i momenti più difficili non sono legati al dover padroneggiare le meccaniche di gioco, ma alla cattiva realizzazione delle stesse; che ci sono sì più livelli, anche più lunghi rispetto a quelli del titolo originale, ma che sono ripetitivi e poco interessanti a livello di design; che i boss sono molto diversi da quelli di allora, ma quelli nuovi sono più un fastidio che un ostacolo, visto che negano l'essenza stessa del gioco e mal si legano al sistema di controllo.

Insomma, più che un atto d'amore, Wonder Boy Returns è un dispetto: è il fan che prende il suo personaggio preferito e lo disegna, realizzando uno scarabocchio. Non ha valori da proporre: né ludici, né espressivi, né storici. Quasi viene voglia di dimenticarsi che esista.