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martedì 28 novembre 2017

Casse premio, tra politica e psicologia


Il Natale 2017 sarà ricordato dall'industria videoludica come quello di Star Wars: Battlefront II e della guerra alle microtransazioni nei giochi tripla A venduti a prezzo pieno.

Le meccaniche delle casse premio non sono oggetto di discussione a livello di design: la loro funzione è cristallina, com'è cristallino il fatto che nei videogiochi che le sfruttano siano implementati dei sistemi che spingano il giocatore verso di esse. La verità è che sono due facce della stessa medaglia e hanno bisogno l'una dell'altra per assumere un senso.

Considerando insieme tutti i casi,ne emergere di un grosso problema di fondo: le varie commissioni danno i loro pareri prendendo a riferimento le leggi dello stato in cui operano, quindi è normale che ci possano essere valutazioni tanto diverse, che ovviamente finiscono per creare ancora più confusione.

Le domande da porsi sono diverse e spesso sfuggono dalla sfera d'interesse dei videogiocatori: se le casse premio sono una forma di gioco d'azzardo, possono causare lo stesso tipo di dipendenza? Nel caso, andrebbero regolamentate in qualche modo a livello legislativo? Si può pensare a limitare la spesa mensile per singolo utente, così da tutelare i soggetti più esposti? Sono considerabili corretti dei sistemi che fondano il loro successo su quanti acquirenti compulsivi riescono a tirare dentro? Oppure ci troviamo di fronte al bieco sfruttamento di persone spesso a rischio?

 Estratti dall'articolo "Casse Premio come gioco d'azzardo? I problemi della politica, il punto di vista di uno psicologo" pubblicato il 28/11/2017 su Multiplayer.it