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mercoledì 22 novembre 2017

Sulle casse premio



Quando parliamo di microtransazioni solitamente facciamo riferimento a oggetti virtuali acquistabili con moneta virtuale, ottenibile giocando o spendendo soldi veri.

Se con il modello classico un videogioco doveva fornire un'esperienza finita, il cui gameplay coinvolgesse il più possibile il giocatore emotivamente e mentalmente per un periodo di tempo limitato, con il modello free-to-play la concezione del gameplay cambia completamente natura e punta verso un coinvolgimento infinito.

Iscrivendovi a un qualsiasi corso di game design, chi dovesse spiegarvi il funzionamento delle casse premio farebbe inevitabilmente una similitudine con le slot machine, non tanto per la natura delle ricompense, che come abbiamo visto sono molto diverse, ma per il meccanismo psicologico che le regola.

Si tratta di una conoscenza acquisita, ben descritta negli studi sulla ludopatia: quando ci accade qualcosa di buono, il nostro cervello rilascia un neurotrasmettitore endogeno chiamato dopamina, che sostanzialmente ci fa sentire felici. Incamerata l'esperienza, il cervello rilascerà dopamina quando si ripresenteranno segni simili a quelli che hanno determinato l'esperienza positiva precedente (non deve essere necessariamente uguale). Quando si tira la leva di una slot machine e si ottiene un risultato positivo in mezzo a tanti negativi, si riceve una fortissima scarica di dopamina che ci dà grande soddisfazione. Lo stesso avviene quando si apre una cassa premio e si trova un oggetto che si desidera. In entrambi i casi, la parte razionale del nostro cervello ci dice che non abbiamo influenzato il risultato in nessun modo e che questo è stato determinato solo dal caso. D'altro canto la nostra parte irrazionale cerca costantemente di elaborare un sistema per riprodurre le stesse condizioni, così da avere una nuova scarica di dopamina dello stesso livello.

Di solito chi non spende nulla si sente in un certo senso assolto e assolve anche chi ha creato il sistema, senza però comprendere di farne pienamente parte nel momento stesso in cui lo accetta.

L'utente free quindi, è solo un frammento dello specchio in cui l'utente pagante si riflette, cercando di far rifulgere la sua immagine. Il suo ruolo è funzionale, anzi, essenziale per i nuovi paradigmi economici, perché permette di creare delle gerarchie sociali tali da motivare alcuni a spendere per affermare il proprio status e, di conseguenza, la propria identità. L'utente free è quindi parte della chimica, o droga, che rende possibile il sistema, non certo un elemento neutro, ma il suo illudersi di esserlo è ciò che rende possibile l'esistenza del sistema stesso.

Estratti dall'articolo "La psicologia perversa delle casse premio" pubblicato il 23/10/2017 su Multiplayer.it