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martedì 27 marzo 2018

Pillole - Il graphic designer Ste Pickford (Glider Rider, Zub, Feud) parla della pixel art moderna


Non amo la pixel art.

Non mi piace l’attuale moda dei giochi indie, dei video pop e delle pubblicità mirate ai trentenni e oltre di essere disegnati in una grossa, grassa e artefatta pixel art, fatta di gambe esili, contorni esageratamente vistosi e milioni di sfumature pastello. È strano vedere tanta nostalgia per uno stile grafico che non è mai esistito.

La pixel art proviene dai videogiochi progettati per i primi coin op e per i primi sistemi casalinghi, che avevano schermi a bassa risoluzione, che raramente disponevano di più di una manciata di colori e per i quali la memoria si misurava in kilobytes, quando si era fortunati. Gli artisti che lavorarono a quei giochi non facevano pixel art, ma tentavano, nonostante le immense restrizioni, di disegnare immagini le più realistiche possibili, spesso avendo come strumenti soltanto dei fogli di carta millimetrata e qualche pennarello.

[…] E nonostante tutti questi limiti, gli artisti dello Speccy
(ZX Spectrum ndr) realizzarono alcune delle più originali, inventive e iconiche immagini di sempre. Non volevano disegnare strani personaggi che abitassero dei luoghi blocchettosi, ma puntavano a creare interi mondi che stessero in una parte di 48K (la memoria dello ZX Spectrum ndr). E il più delle volte ci sono riusciti.

Brano tradotto dall'introduzione di Sinclair ZX Spectrum: a visual compendium, scritta da Ste Pickford, Bitmap Books 2015