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lunedì 29 aprile 2019

The Age of Heroes, la recensione

The Age of Heroes è un gioco nostalgico fino al midollo. Lo è per la piattaforma su cui gira, il Commodore 64, seguita ormai solo da un pubblico di ultra appassionati. Lo è per il soggetto rappresentato: le avventure di una coppia di barbari in lotta contro un malvagio stregone. Lo è per l’ispirazione nemmeno troppo velata a Rastan Saga, coin op di Taito del 1987, e per quell’odore intenso e acidulo di film con barbari anni ‘80, che trasuda da ogni pixel. Lo è nel suo essere una notevole impresa tecnica, con gli sviluppatori che sono riusciti a infilare l’intero gioco in un solo caricamento, senza sacrificare dettagli grafici e contenuti.

Sviluppatori come Achim Volkers, Trevor 'Smila' Storey e Saul Cross cercano da tempo di creare qualcosa che ricordi quell’umanità delle origini ormai andata perduta nell’industria tradizionale. Per questo da anni propongono progetti piccoli e pieni di quella cultura anarchica, derivata in gran parte dal punk, che fondò molte delle opere più significative degli anni ottanta, anche in ambito videoludico.
The Age of Heroes è un platform action in cui bisogna superare una serie di livelli pieni di nemici e boss. L’obiettivo è raggiungere un potente stregone protetto da dei portali, che possono essere aperti solo con delle grosse gemme colorate. Lo sprite del protagonista richiama con forza l’iconografia del barbaro videoludico, che a sua volta nacque da alcune pose di Schwarzenegger nei due film di Conan. Nemici e livelli non sono da meno, tra occhi volanti, serpentelli striscianti, spettri immortali e terribili stregoni da affrontare in templi dimenticati, radure maledette, deserti mortali e via discorrendo. La struttura di gioco è linearissima, nonostante la presenza di una mappa che consente di esplorare nell’ordine che si vuole i livelli sbloccati.

In un certo senso The Age of Heroes è un titolo polemico, quasi politico nel suo disinteresse per le attuali tendenze di mercato. Probabilmente è la sua esistenza stessa a voler dimostrare qualcosa e a farsi bandiera di un malessere sempre più diffuso tra chi ha vissuto i videogiochi dalle origini del medium, che sta producendo una cesura insanabile con il medium stesso.

Probabilmente non è il videogioco per C64 più compiuto tra quelli usciti negli ultimi anni, e anche come sfida tecnica ci sono titoli che lo battono, come il Super Mario Bros. di ZeroPaige, ma è comunque un'opera notevole nella sua innocenza tematica e nel suo ricercare quasi ossessivamente la celebrazione del suo soggetto principale, che non è un'avventura con barbari, ma la ricerca dell'essenza stessa del videogioco e del videogiocare.


Voto 7/10

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